La gestione libera degli NPL

 

La BCE ha emanato già da qualche anno disposizioni in merito ai crediti deteriorati in possesso delle banche Europee, crediti di difficili esigibilità, di massima per le variate situazioni economiche/reddituali dei contraenti, di solito piccoli imprenditori, privati.
L’Italia si trova al primo posto di questo record negativo, con una percentuale che oscilla tra il 16 e il 17%.
A seguito del suddetto obbligo, presentandosi sul mercato milioni di euro virtuali in offerta, sono nate società pronte ad acquisirli per un successivo sfruttamento come risorsa per facili guadagni.
Le banche/finanziarie cedono in blocco al valore che oscilla dal 3 al 7% del valore nominale del credito.
In Italia operano già diverse società di gestione NPL e di massima tutte extra Italia ad eccetto di Banca IFIS.
Banca IFIS ha puntato ed investito molto negli NPL traendone un enorme beneficio, infatti nel 2016 le azioni hanno avuto un picco di oltre il 400%.
Ognuna di queste società applica un proprio piano aziendale nel rientro dei crediti.
Prendiamo ad esempio la citata IFIS in quanto si distingue per rigidità contrattuale e unica in Italia che applica interessi al limite dell’usura 16,50% contro il 17,50% come limite stabilito da Banca d’Italia (2017 – 2018)
Ifis valuta la situazione reddituale del debitore e procede Legalmente nei suoi confronti se solvibile redditualmente.
L’indebitato che riceve Decreto Ingiuntivo, e desidera liberarsi della pendenza, pensando e credendo di giungere ad un saldo e stralcio considerato per consuetudine vantaggioso rispetto ad un eventuale pignoramento sullo stipendio, avanza richiesta per un accordo stragiudiziale.
La risposta di IFIS è il 90% in contanti del debito originario più un 16,50% di interessi calcolati dal momento in cui è diventata proprietaria del credito, e in questo, attualmente è l’unica in Italia ad applicarvi interessi.
I soggetti che non dispongono delle cifre richieste, chiedono un piano rateale che viene accordato sull’intera somma, purché superiore ad un eventuale pignoramento del 5° dello stipendio/pensione.
Se il debitore non è solvibile in quanto non in possesso da reddito di lavoro, o qualsiasi altra forma di sostegno al reddito, viene richiesto un rientro minimo di 50,00 € mensile, tale cifra viene richiesta anche nel caso di decesso del debitore ai parenti superstiti, estranei al debito e ovviamente non certo beneficiari di eredità.
Se nemmeno questa azione ha seguito, il credito viene ceduto ad una società satellite la Italo Sicav con sede a Malta che ha aperto una sua sede nei pressi della direzione amministrativa di Ifis.
Altre società, oltre a non applicare interessi, stralciano tranquillamente al 50% con una proposta in contanti.
Spesso sono attente ad eventuali situazioni familiari particolari e vengono incontro alle persone, cercando di gravare il meno possibile (Hoist Finance Marte SPV).
Si evidenzia un ulteriore problema nel caso di procedura legale per il pignoramento dello stipendio.
Precedentemente a queste disposizioni della BCE, al fiorire di società di NPL un soggetto con reddito intorno ai 600,00 € di massima veniva graziato dal Giudice competente, valutando il suo reddito come minimo vitale e pertanto impignorabile.
Oggi si pignorano anche redditi da lavoro dipendente di 400,00 €.
In fase di giudizio non viene tenuta in considerazione nessuna esigenza o situazione spesso gravosa del debitore, i Giudici in modo frettoloso e sbrigativo leggono la dichiarazione del datore di lavoro, il netto in busta e dividono, assegnando il 5° a mò di mannaia al creditore.
Secondo e più gravoso problema:
Le Agenzie Debiti, così denominate a seguito della prima che in Italia si è “preoccupata” di risolvere il problema degli indebitati.
Società che ha operato in Italia per circa 2 anni dal 2010 al 2012, senza partita IVA senza autorizzazioni varie, in due anni hanno truffato circa 2 Milioni di € . Dopo varie segnalazioni alle quale ho contribuito attivamente sino a ricevere 2 querele per diffamazione al solo scopo intimidatorio e con lo scopo di farmi desistere, la G.D.F. ha effettuato 17 arresti, con la chiusura del sito e della sede.
Su questa scia, ma in modo legalmente ineccepibile sono nate ulteriori e diverse società che promettono la riduzione dei debiti.
Il costo delle loro prestazioni è altamente oneroso, e spesso senza possibilità di riuscita già stabilito dalla situazione pregressa, informazioni che ovviamente si guardano bene dal fornire. Pertanto il debitore, si trova a firmare cambiali/assegni pari al 10% del debito o da più debiti, di massima in 12 rate.
Al termine del pagamento dell’ultima rata iniziano le trattative per il saldo o i saldi a stralcio, che seguono le procedure precedentemente esposte. Stralcio/i spesso non fattibili in quanto possono essere richieste somme rateali vicine se non a volte superiori al reddito mensile (in presenza di più esposizioni). Nel qual caso chiedono al cliente di firmare liberatoria, nella quale dichiari che rinuncia alle proposte fornite tramite il loro operato. E ne escono puliti.
In Conclusione,
Cosa si chiede e si propone:
Si auspica un controllo su tutte queste società riduzioni debiti, che come esperienza insegna non lavorano spesso nella totale legalità.
Una Legge, una direttiva che obblighi le Banche a proporre al debitore, come un diritto di prelazione dell’acquisto del proprio debito al costo con il quale verrebbe pagato dalle società gestione NPL.