La rinuncia all’eredità è revocabile.

Il debitore non può rinunciare all’eredità se la scelta pregiudica le aspettative dei creditori i quali possono agire in tribunale con la cosiddetta azione revocatoria che rende vana la rinuncia e lasciano campo libero al pignoramento dei beni dell’eredità. Lo dice una recente sentenza della Cassazione (n. 8519/16 del 6.05.2016 ).

Nel provvedimento si legge che la rinuncia all’eredità può essere impugnata se determina un <<danno sicuramente prevedibile>> ai creditori. In verità la previsione è già contenuta nel Codice Civile che testualmente rècita << Se taluno rinuncia, benché senza frode, a un’eredità con danno dei suoi creditori, questi possono farsi autorizzare (dal tribunale) ad accettare l’eredità in nome del rinunciante, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti>>.

Il giudice quindi può revocare la rinuncia all’eredità se verifica che i beni del debitore non sono sufficienti a soddisfare i suoi creditori. Nella sentenza di cui sopra,un fallito aveva rinunciato all’eredità di un proprio familiare per non farli finire nelle mani del curatore ! Con la rinuncia, i beni sarebbero andati in favore di altri parenti,cioè sarebbero rimasti in famiglia. A quanto pare questa scelta può essere revocata se lo vogliono i creditori. In parole pòvere la legge autorizza il creditore ad accettare l’eredità in nome e in luogo del rinunziante, senza che per questo divenga un erede.

Per poter ottenere la revoca, il creditore deve rispettare due semplici presupposti:
1-deve agire entro cinque anni dalla rinuncia.
2-deve dimostrare un <danno sicuramente prevedibile>. Cioè che il patrimonio personale del debitore non basta a soddisfare i crediti e l’eredità presenta un attivo.