Quando il recupero crediti diventa un inferno

Estratto di un articolo pubblicato sulla rivista on line www. vice.com realizzato con la nostra collaborazione.

“I comportamenti sleali e illeciti sono di molti tipi, e le persone spesso non se ne rendono nemmeno conto perché sono prese dalla paura,” mi ha detto Claudio Gugliotta di Adicons, un’associazione di difesa dei consumatori. “Il primo comportamento sleale messo in atto è quello della qualifica: i recuperatori di credito hanno un’autorizzazione della questura per suonare i campanelli e operare sul territorio. Ma sostanzialmente è simile a quella di cui dispongono i rappresentanti porta a porta, e i cittadini non sono obbligati a riceverli. Alcuni invece esibiscono questo foglio, con scritto Questura, come se fossero degli ufficiali giudiziari: e cominciano da lì a mettere in soggezione il debitore.”

“Cominciano a chiedere minacciosamente di rientrare dei soldi, […] e parlano subito di pignoramenti e azioni che non possono assolutamente fare. Mi è capitato spesso di assistere persone a cui avevano detto che per un debito di 700 euro rischiavano il pignoramento della casa, o peggio ancora. Una volta una madre disperata mi ha contattato perché un operatore, infastidito dalla sua impossibilità a restituire anche un piccolo acconto da 200 euro, le aveva detto che a causa della sua condizione di indigenza si sentiva autorizzato a contattare i servizi sociali per farle portare via i figli. Poi ci sono anche minacce da barzelletta, tipo ‘ti pignoriamo il gatto o il cane’.”

“Secondo la legge l’unica persona che può ricevere informazioni e richieste sul suo debito è il debitore stesso, o al massimo al contestatario del debito (quasi sempre il coniuge),” continua Gugliotta. “Invece questi contattano i parenti, gli amici su Facebook, i datori di lavoro. Il loro scopo è umiliarti, e spingerti a fare di tutto pur di mettere fine all’umiliazione. Ma la legge sulla privacy parla chiaro [e anche il codice di condotta di UNIREC]: non solo sono vietati i contatti con soggetti terzi, ma anche affissioni di notifica (che possono metterti in imbarazzo coi vicini di casa), messaggi lasciati in segreteria telefonica, e invio di lettere con diciture che possono far capire che la missiva riguarda l’insolvenza di un credito.”

“Per mettere fine alle vessazioni,” continua Gugliotta, “basta andare alla caserma dei carabinieri per fare un esposto.” Dopodiché i carabinieri si metteranno in contatto con gli operatori. Del resto, aggiunge, sono loro stessi “a non voler far sapere alle proprie agenzie che lavorano così, perché rischiano il posto di lavoro.”

“È bene ricordare poi,” continua Gugliotta, “che l’unica reale azione che possono fare queste agenzie è inviare una raccomandata di messa in mora, e avviare l’iter giudiziario. A quel punto se avete uno stipendio rischiate il pignoramento di un quinto—se ne può avere solo uno alla volta, e se si hanno più debiti si accodano—in caso contrario il vostro debito risulterà semplicemente non esigibile. Il mio consiglio è: tutelatevi, abbiate il coraggio di reagire, e non pagate mai piccole somme cash in cambio della promessa di rimandare la richiesta di restituzione. Perderete quei soldi, e i vostri debiti rimarranno lì.”

Immagine a corredo di José Luis Sánchez Mesa

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