Quota residua 5° pignorabile.

Supponendo uno stipendio di 1.500 euro, determiniamo il quinto pignorabile in 300 euro. Questa è la quota MASSIMA pignorabile consentita su esecuzione di un creditore privato in capo all’azienda/amministrazione di dipendenza.
 In genere i pignoramenti vengono disposti a quinto pieno oppure in percentuale ( 1/5-1/7-1/10 etc.),ma supponiamo che un Giudice assai clemente disponga 1/10 (quindi nel nostro caso 150 euro invece di 300) invece di 1/5. In questo caso sembra che il ragionamento si còmplichi,ma non è così.

Vero che in questo caso si crea una quota disponibile ( e quindi pignorabile) nell’ambito del quinto cedibile del soggetto, sempre a patto che il secondo debito sia di specie diversa dal primo.

Questa è la teoria corretta perché le norme attuali prevedono il 20% massimo, quindi se questa quota non venisse raggiunta, alcuni forumisti che ci scrivono, pensano che ci si potrebbe inserire con un secondo pignoramento usufruendo della quota residua. Ma basta andare alla pratica applicata, per capire che è aria fritta in quanto priva di qualunque logica. I motivi sono qui elencati :

1-vero che un Giudice (discrezionalmente) può ridurre la quota pignorabile, ma in genere lo fa solo quando vi è costretto da troppe trattenute ed obblighi già presenti sul cedolino del debitore. Perchè mai dovrebbe pignorare 1/7 avendo 1/5 a disposizione ?

2-un secondo debitore che al contrario vantasse un credito di specie diversa dal primo, non avrebbe bisogno della quota rimanente perché può tranquillamente procedere al secondo pignoramento (magari a frazione ridotta) in caso fosse il Fisco o società concessionaria equiparata. Se poi si trattasse di assegni alimentari et similia, il discorso non si porrebbe affatto perché questi insoluti, godono di corsia privilegiata comunque e a prescindere.